Il nostro scheletro






La massa ossea

La massa ossea

Si parla di massa minerale ossea o contenuto minerale osseo per riferirci alla quantità di minerali contenuti nel nostro scheletro (spesso si usa anche la sigla BMC, dal termine inglese "bone mineral content").
In linea di massima, si può dire che più la massa ossea è alta, più l'osso è robusto. Viceversa, più la massa ossea è bassa, più è alto il rischio di fratture. Per esempio, si calcola che in una donna di 50 anni con massa ossea normale e con normali prospettive di vita, il rischio di avere in futuro una frattura da osteoporosi è del 13%. Se la sua massa ossea è bassa il rischio si raddoppia, e se ha una franca osteoporosi quasi si quadruplica, arrivando al 50%.
La massa ossea è ciò che viene misurato con la . Valutare in termini quantitativi la componente minerale dell'osso (e la sua variazione nel tempo) permette di diagnosticare la presenza o meno di osteoporosi, e il rischio di svilupparla in futuro.
Tuttavia, questa prima definizione è molto approssimativa, e richiede ulteriori precisazioni. Infatti la massa ossea dipende direttamente dalle dimensioni dell'ossso (e del corpo). Una persona molto alta e grossa avrà infatti ossa più grandi, e quindi una maggior "massa ossea" (= quantità di minerali contenuta nell'osso), di una persona piccola e sottile. Perciò il valore della massa ossea in sè non dice nulla se non si considerano le dimensioni del corpo. Non è indicativo (se non per confrontare i valori rilevati in uno stesso individuo nel corso del tempo) e non permette di fare confronti fra individui diversi.
Quello che conta, in realtà, è se la massa ossea di una persona è più o meno "adeguata alle necessità" in rapporto alle dimensioni effettive delle ossa di quella persona. Infatti, anche due ossa di dimensioni esterne uguali potrebbero di fatto avere una massa diversa: p.es. perché un osso, come accade con l'osteoporosi, è al suo interno più "bucherellato" dell'altro. Pertanto, più che alla "massa", per fare confronti e valutare la "normalità" o meno, si deve guardare alla "densità minerale ossea" (abbreviata spesso come BMD, dal termine inglese "bone mineral density"), cioè alla quantità di minerali contenuti in un'unità di volume di osso (cioè in un centimetro cubo di osso). Anche la densità ossea si misura con la MOC, che fa automaticamente il calcolo a partire dalla massa.
E se si vuol essere precisi, non è nemmeno finita qui: perché in realtà quello che conta è la "robustezza" (o per meglio dire la "qualità") dell'osso, che dipende certamente dalla massa e dalla densità, ma non solo: infatti essa dipende dalla migliore o peggiore "architettura microscopica" dell'osso, quindi dallo spessore e uniformità dell'osso compatto, e dallo spessore, regolarità, orientamento, connessione (ecc.) delle trabecole dell'osso spugnoso. Purtroppo, mentre oggi riusciamo facilmente a misurare la massa e la densità ossea con la MOC, cosa che comunque ci dà una ragionevole indicazione sulla sua robustezza, è ancora molto difficile misurare la reale "qualità" dell'osso.

La crescita e il picco di massa ossea Il periodo di massima acquisizione di massa ossea va dagli 11 ai 18 anni: durante questo periodo di rapida crescita un ragazzo o una ragazza accumulano circa il 50% della loro massa ossea adulta. La massa ossea che si raggiunge a 20 anni è all'incirca il 90% del valore massimo che si raggiungerà in seguito. Il restante 10% si aggiunge fra i 20 e i 30 anni, in cui ovviamente il ritmo di accumulo minerali è assai meno intenso. Abbiamo già detto che il valore massimo di massa ossea che abbiamo raggiunto intorno ai 25-30 anni è chiamato picco di massa ossea. Esso è un valore cruciale per determinare il rischio individuale di osteoporosi, dato che in seguito la massa ossea più o meno lentamente è destinata a diminuire.

Fattori che determinano il "picco" di massa ossea effettivamente raggiunto
- fattori genetici (sesso, razza, ecc.)
- attività fisica
- dieta corretta (apporto di calcio!)
- normale metabolismo vitamina D


Più alto il picco raggiunto, più difficile sarà scendere fino al livello dell'osteoporosi. Un conto è perdere calcio partendo da una quota iniziale, poniamo, pari a 100; un altro conto è cominciare a perdere calcio partendo da quota 50. Se la soglia di rischio per le fratture (osteoporosi) è 20, è chiaro che chi parte da un valore basso ci arriverà molto prima, mentre chi parte da un livello molto alto potrebbe anche non arrivarci mai. Ed è anche chiaro perché l'allungamento della vita ha portato a un così grande aumento dei casi di osteoporosi: perché ci sono a disposizione molti più anni per perdere calcio dall'osso.