Le malattie dell'osso


Osteoporosi






Osteoporosi

Dopo una certa età, una lenta perdita di minerali dall'osso è normale, o meglio fa parte delle numerose modificazioni che il nostro organismo subisce con l'invecchiamento. Se questa perdita è eccessiva e la massa ossea scende al disotto di determinati livelli (o perché per qualche motivo la perdita è più veloce della norma, o perché è continuata troppo a lungo, o perché si è partiti da un capitale di calcio scheletrico ridotto), allora si può arrivare all'osteoporosi.
Un momento critico per le donne arriva con la menopausa, tanto più se precoce o chirurgica. In assenza di precauzioni e di cure, spesso una donna di 70 anni - un'età che oggi non appare più tanto avanzata - si trova ad aver perso senza accorgersene il 30% e più della sua massa ossea adulta. Se consideriamo che le donne hanno in partenza una massa ossea minore rispetto agli uomini, aggiungiamo gli effetti della menopausa e la maggior durata della vita, ecco la prima spiegazione del perché l'osteoporosi colpisce soprattutto le donne: 1 donna su 4 contro 1 uomo su 10.

La malattia

L'osteoporosi si definisce come "una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da ridotta massa minerale e deterioramento microstrutturale del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità dell'osso e maggior rischio di fratture".

Si calcola che, nel mondo, circa 200 milioni di persone siano attualmente affette da osteoporosi. Solo in Europa, USA e Giappone, l'osteoporosi colpisce più di 75 milioni di persone. La tendenza all'allungamento della vita media e all'invecchiamento delle popolazioni, in mancanza di seri interventi di prevenzione, determinerà nei prossimi decenni un significativo aumento dei casi. Attualmente, ogni anno, in Europa e USA, si verificano più di 2.3 milioni di fratture da osteoporosi. Nel 1990, nel mondo, le fratture di femore sono state stimate a 1,6 milioni; per il 2050 se ne attendono 6,3 milioni.

Per l'Italia mancano ancora dati precisi sul numero di persone realmente affette da osteoporosi, ma si valuta che nel 1990 l'osteoporosi abbia causato circa 100.000 fratture di polso e 60.000 fratture di femore. Non sono quantificabili le fratture vertebrali, che in genere non passano dal "pronto soccorso" degli ospedali e non vengono quindi rilevate a fini statistici.

Come si arriva all'osteoporosi

In sintesi, il rischio di arrivare all'osteoporosi è il risultato della combinazione di tre fattori:
-il "picco di massa ossea", il nostro capitale osseo raggiunto intorno ai 25-30 anni
-la velocità con cui procede la perdita di massa ossea che inevitabilmente inizia fra i 40 e i 50 anni, e in particolare, per le donne, a partire dalla menopausa
-la durata di questa perdita, che ovviamente dipende dalla longevità dell'individuo, e che nelle donne è tanto più lunga quanto più la menopausa è precoce
Un corretto programma di prevenzione - basato su una dieta corretta e su una regolare attività fisica - può modificare sensibilmente i primi due fattori, e quindi ridurre significativamente i rischi di fratture ossee da osteoporosi.

I segni e i sintomi dell'osteoporosi
L'osteoporosi è una malattia difficile da riconoscere: il più delle volte non dà nessun segno di sè. Per questo è stata definita il "ladro silenzioso", perché ruba per anni, senza farsene accorgere, il calcio del nostro osso. Solo in alcuni casi, l'osteoporosi può accompagnarsi a dolore osseo, che però spesso si confonde e si associa con i dolori determinati da un'altra malattia molto frequente negli anziani, l'artrosi.
Il dolore legato a queste due patologie è comunque abbastanza diverso.
Infatti nel caso dell'artrosi il dolore compare, nelle articolazioni colpite, soprattutto la mattina quando ci si alza dal letto, oppure dopo un certo periodo di immobilità (es. dopo aver passato un certo tempo sdraiati o seduti in poltrona), e tende a ridursi o scomparire con la ripresa del movimento.
Invece il dolore dell'osteoporosi è un dolore o senso di pesantezza alla schiena (in genere nella regione lombare) che compare dopo che si è stati a lungo in piedi, e scompare rapidamente sdraiandosi.

Purtroppo, nella maggior parte dei casi, l'osteoporosi non dà nessun segnale premonitore, e si manifesta improvvisamente con una delle tipiche fratture "da fragilità ossea" dell'anziano: fratture di polso, coste, vertebre o femore a seguito di traumi anche molto lievi e banali.
Per evitare una brutta sorpresa di questo genere, a una certa età bisogna valutare la propensione individuale all'osteoporosi analizzando i propri . In particolare, è importantissimo che questa valutazione venga fatta, meglio se con l'aiuto del medico, da tutte le donne che si avvicinano alla menopausa, specie se non si sono mai preoccupate prima della prevenzione dell'osteoporosi.
In presenza di fattori di rischio, o comunque verso i 65 anni, è consigliabile sottoporsi a una misurazione della propria "densità minerale ossea" con la .
La MOC DXA è oggi considerata l'esame più attendibile per la diagnosi di osteoporosi.

Le fratture da osteoporosi
Le fratture da osteoporosi sono più frequenti in certi distretti scheletrici.
Spesso il primo allarme viene dato da una frattura del polso, la cosiddetta frattura di Colles, a seguito di una banalissima caduta. Nell'età avanzata, sono soprattutto due i punti delicati, le vertebre e il femore. Altre sedi di fratture da osteoporosi sono la spalla (omero) e le coste.

Le fratture vertebrali si manifestano con un dolore improvviso e violento alla schiena, che di solito, specie se a livello lombare, rende difficili o quasi impossibili i movimenti. Le fratture vertebrali possono avvenire non solo a seguito di una caduta, ma spesso anche facendo movimenti scorretti, come il classico piegamento in avanti per raccogliere un oggetto, o sollevando un peso, p.es. prendendo in braccio un nipotino. E' importante capire che si tratta di una frattura, e non di un banale "mal di schiena" per altre cause, per cui, appena possibile, si dovrà fare un esame radiologico della colonna vertebrale. Fino a pochi anni fa, l'unico modo di "curare" le fratture vertebrali era il riposo - a letto nei primi giorni, poi in poltrona. Oggi esiste anche la possibilità di intervenire chirurgicamente, con due tecniche diverse chiamate . Si tratta di interventi volti a stabilizzare la situazione, soprattutto al fine di ridurre il dolore. Tuttavia la possibilità di intervenire va valutata caso per caso.
In assenza di intervento chirurgico, la fase acuta, quella in cui il dolore impedisce una vita normale, dura in genere da due a quattro settimane, durante le quali il medico prescriverà degli analgesici adatti per ridurre il dolore a livelli sopportabili. In molti casi, purtroppo, le fratture vertebrali lasciano un corredo di dolori cronici che in genere si manifestano quando il paziente si affatica o sta troppo a lungo in posizione eretta. In alcuni casi, saranno utili corsetti e altri presidi ortopedici. Purtroppo le fratture vertebrali spesso si ripetono a distanza di tempo, e possono quindi causare una perdita anche di parecchi centimetri di altezza.
Le fratture di femore sono fortunatamente più rare, ma molto più temibili. Di solito colpiscono persone più anziane, con un'osteoporosi avanzata e magari non riconosciuta e non curata, a seguito di una caduta. Richiedono il ricovero in ospedale, un intervento chirurgico, e una più o meno lunga riabilitazione. Molte persone, anche molto anziane, riescono a superare brillantemente anche una frattura di femore e in pochi mesi riprendono la vita di prima. Altre non sono così fortunate e non recuperano più la piena indipendenza. Alcune, purtroppo, vanno incontro a complicazioni varie a causa della lunga degenza a letto, e non è neppure trascurabile la mortalità. Il recupero è in genere tanto migliore quanto più la persona, prima della frattura, faceva una vita attiva ed era in buone condizioni fisiche e mentali. Il desiderio di guarire e la buona volontà nell'impegnarsi nella riabilitazione sono elementi importantissimi per una buona ripresa dopo una frattura di femore.

In presenza di osteoporosi e in particolare dopo una frattura
Una persona con osteoporosi, in particolare se ha già avuto fratture, deve assolutamente seguire (o iniziare) una terapia farmacologica per l'osteoporosi: in questi casi, la semplice alimentazione ricca di calcio, l'attività fisica, e magari un supplemento di calcio e/o vitamina D non bastano più. Occorre aggiungere a questi mezzi di prevenzione, che restano comunque validi, anche un farmaco capace di riportare il metabolismo osseo verso l'equilibrio fra riassorbimento e formazione.

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Norme per accesso alla MOC e per la prescrizione dei farmaci con il S.S.N.
Attualmente, le norme per l'accesso alla MOC sono state uniformate in tutte le Regioni italiane, nel quadro dei "Livelli essenziali di assistenza" (LEA).
La maggior parte dei farmaci oggi riconosciuti come più efficaci contro l'osteoporosi sono prescrivibili in fascia A - cioè con il solo pagamento del ticket (se applicabile) - secondo la "nota AIFA 79".
Il medico di famiglia, sulla base delle indicazioni della nota 79, può fare la prescrizione sul normale ricettario regionale.