Sei a rischio?


Fattori di rischio per OP

FATTORI DI RISCHIO PER L'OSTEOPOROSI

Si sente parlare spesso di “fattori di rischio”. Ma che cosa significa esattamente?
Molte malattie non hanno una causa ben precisa e identificabile, ma sono più frequenti in persone che hanno certe caratteristiche o si trovano in certe situazioni. Per esempio, l’infarto miocardico non ha una singola, specifica causa, ma è più frequente in persone obese, sedentarie, con la pressione alta, con il colesterolo “cattivo” (LDL) alto, ecc. Però non tutte le persone obese, sedentarie o con la pressione alta avranno un infarto: per questo si dice che l’obesità, la pressione alta ecc. sono“fattori di rischio” per l’infarto.
Per la maggior parte delle malattie che non hanno una specifica causa sono stati identificati molti fattori di rischio. E ovviamente, più fattori di rischio sono presenti in una persona, più alto è il rischio che si manifesti la malattia.
L’osteoporosi è una di queste malattie. Conoscere i fattori di rischio per l'osteoporosi è importante, sia perché su alcuni si può intervenire, sia perché in presenza di un rischio elevato il medico potrà consigliare indagini specifiche (es. una MOC) per valutare meglio la situazione.
Ma è bene sottolineare due cose:
1) che la presenza di fattori di rischio non significa mai certezza di sviluppare una malattia, ma solo una maggiore probabilità;
2) che, viceversa, si può sviluppare una malattia anche se non si ha nessun fattore di rischio evidente.

I principali "fattori di rischio" per l'osteoporosi sono elencati nella tabella seguente. Vedi anche Notizie LIOS n. 33 (*).

I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO PER L'OSTEOPOROSI
1. fattori anagrafici, genetici, costituzionali
 età avanzata
 sesso femminile
 razza bianca o asiatica
 costituzione minuta
 familiarità per osteoporosi o fratture da fragilità ossea

fattori ambientali e comportamentali
 dieta povera di calcio
 dieta troppo ricca di proteine
 dieta troppo ricca di fibre non digeribili (cibi integrali)
 carenza di vitamina D
 vita sedentaria
 eccesso di fumo, alcool, caffeina
 abuso di lassativi

3. disturbi ormonali e malattie croniche
 menopausa precoce (prima dei 45 anni, anche chirurgica)
 periodi prolungati di amenorrea (più di 1 anno)
 ipogonadismo maschile (carenza di testosterone)
 malattie infiammatorie croniche intestinali (celiachia, morbo di Crohn, colite ulcerosa)
 anoressia nervosa
 ipertiroidismo
 iperparatiroidismo
 iperprolattinemia
 morbo di Cushing
 artrite reumatoide e malattie immuno-reumatiche
 malattie renali croniche
 malattie epatiche croniche
 malattie ostruttive respiratorie croniche
 malattie ematologiche
 trapianti d'organo
 condizioni che determinano immobilizzazione protratta

4. uso di farmaci (*)
 corticosteroidi
 anticoagulanti (eparina)
 antiepilettici
 antiacidi a base di alluminio
(*) si intende uso cronico o comunque prolungato: nei casi in cui esso è necessario, consigliatevi con il vostro medico per le opportune contromisure.

Come si vede, su alcuni dei fattori di rischio non si può intervenire (sesso, età, razza), ma su altri certamente sì (dieta, attività fisica, uso di alcool e tabacco, ecc.).
Se ritenete di avere alcuni di questi fattori di rischio, potete chiedere chiarimenti e consigli al vostro medico, e in ogni caso, mettere in atto le normali misure di prevenzione, che sono sempre valide per tutti e non possono in nessun caso far male: una dieta ricca di calcio, una moderata ma regolare attività fisica e - in particolare nella bella stagione - un po' di vita all'aria aperta per stimolare, con l'esposizione alla luce del sole, la produzione endogena della vitamina D.

Alcuni fra questi fattori meritano un breve commento:

Età avanzata
L'osteoporosi è in genere una malattia dell’età avanzata (donne in menopausa, uomini oltre i 60-65 anni), e il rischio di averla aumenta con l’età. L’invecchiamento porta a una lenta riduzione della massa ossea (senza dolori o altri sintomi). Se questa perdita non è riconosciuta in tempo (con uno specifico esame, detto densitometria ossea, mineralometria ossea computerizzata o MOC) potrà diventare prima osteopenia e poi osteoporosi. Chi ha l’osteoporosi può improvvisamente avere la brutta sorpresa di una frattura per un piccolo trauma o una banale caduta. Oltre i 65 anni, anche in assenza di fattori di rischio, si dovrebbe se possibile fare una MOC di controllo.

Sesso
Le donne sono più colpite degli uomini per diversi motivi, tra cui i principali sono:
-la minor massa ossea: in media le donne hanno un osso più esile degli uomini, e partono quindi in svantaggio
-la menopausa: con il rapido declino della produzione di ormoni sessuali (estrogeni) intorno ai 50 anni, le donne perdono massa ossea più precocemente e in quantità maggiore rispetto agli uomini Una menopausa precoce determina un maggior rischio rispetto a una menopausa tardiva
-le donne hanno in media una vita più lunga degli uomini, e quindi di fatto perdono minerali dall'osso per un maggior numero di anni

Razza
I popoli a pelle chiara (razza bianca o asiatica) hanno una massa ossea ridotta rispetto a quelli con pelle scura.

Costituzione minuta
Le persone con struttura corporea esile hanno in media una massa ossea minore delle persone con corporatura più robusta.

Familiarità per osteoporosi o fratture da fragilità ossea
Una persona ha un maggior rischio di osteoporosi se nella sua famiglia (genitori, nonni) sono già comparsi casi di osteoporosi (es. fratture di femore). Ereditiamo infatti dai nostri genitori non solo il colore dei capelli e quello della pelle ma anche la tendenza a sviluppare una certa massa ossea. Si calcola che circa il 60% della nostra massa ossea sia determinato dall’eredità genetica. Il pieno sviluppo del restante 40% dipende invece da noi (comportamento alimentare, attività fisica, stile di vita) o dalle circostanze (comparsa o meno di certe malattie).

Dieta povera di calcio
Nei giovani, una dieta povera di calcio impedisce la crescita ottimale dello scheletro e il raggiungimento di un elevato “picco di massa ossea” (il valore massimo di massa ossea, raggiunto fra i 20 e i 30 anni). Inoltre, a tutte le età, la carenza di calcio impedisce un normale“rimodellamento osseo”, cioè il continuo rinnovamento dell’osso (distruzione di osso vecchio da parte di cellule chiamate osteoclasti, e formazione di osso “nuovo” da parte degli osteoblasti). Bisogna anche pensare che ogni giorno perdiamo una certa quantità di calcio attraverso urine e feci, e se queste perdite non vengono pienamente reintegrate con la dieta, si ha un continuo prelievo di calcio dall'osso per compensare la tendenza a un abbassamento della calcemia. Queste perdite di massa ossea, se prolungate e accumulate nel tempo, non potranno più essere pienamente reintegrate.
Vedi Notizie LIOS n. 7 e 32 (*).

Dieta troppo ricca di proteine
Un eccesso di proteine, in particolare proteine animali, nella dieta quotidiana è oggi un fenomeno molto frequente. Le proteine in eccesso fanno aumentare l’acidità del sangue, e - per un meccanismo troppo complicato per spiegarlo in questa sede - l’organismo tende a correggerla eliminando una maggiore quantità di calcio con l’urina, cosa che potrebbe far mancare calcio per l'osso.

Dieta troppo ricca di fibre non digeribili
Un consumo eccessivo di alimenti “integrali” o a base di fibre (crusca) riduce l’assorbimento intestinale del calcio contenuto negli alimenti, e ne fa perdere gran parte con le feci. Infatti le fibre non digeribili trattengono molta acqua nell’intestino, e nell’acqua resta in soluzione una certa quantità di calcio. Anche in caso di stitichezza, in cui può far bene assumere un giusto quantitativo di fibre per ammorbidire le feci, non bisogna eccedere.

Carenza di vitamina D
La vitamina D è essenziale per assorbire il calcio nell’intestino e per mineralizzare l’osso. Normalmente si forma nella pelle per azione della luce solare. Soprattutto negli anziani, sono frequenti le carenze di vitamina D, a volte segnalate da un aumento del livello di paratormone. La carenza di vitamina D si può riconoscere con un esame del sangue (misurazione della ”25-idrossi-vitamina D”) e si può facilmente correggere con supplementi.
Vedi Notizie LIOS n. 5-12-29 (*).

Vita sedentaria
L’osso ha bisogno di stimoli meccanici (peso del corpo, trazione dei muscoli) per irrobustirsi e restare sano. La scarsa attività fisica determina perdita di massa ossea. I voli spaziali hanno dimostrato che l’assenza di gravità provoca osteoporosi anche in persone giovani e in ottima forma fisica. Anche l'immobilizzazione o la lunga permanenza a letto determinano decalcificazione dell'osso. Al contrario, una attività fisica moderata ma regolare favorisce il mantenimento della massa ossea. Camminare di buon passo mezz’ora al giorno è tutta salute per l'osso!

Eccesso di fumo, alcool, caffeina
Nelle forti fumatrici, la nicotina tende ad anticipare la menopausa di 1-2 anni, e questo anticipa il periodo di perdita di massa ossea e lo allunga; la nicotina, inoltre, interferisce con l’attività degli osteoblasti (le cellule che continuamente ricostruscono l’osso “vecchio” o danneggiato riassorbito per azione di altre cellule dette osteoclasti). L’alcool in eccesso (un bicchiere di vino ai pasti non fa male!) riduce l’assorbimento intestinale di calcio e inibisce la formazione ossea agendo anch’esso sugli osteoblasti. Infine, un eccesso di caffeina (una cosa che non riguarda chi beve 2 o 3 caffè o tè al giorno) aumenta le perdite di calcio attraverso le urine e riduce l’assorbimento intestinale di calcio.

Abuso di lassativi
Se usati per abitudine e non solo quando è strettamente necessario, i lassativi possono provocare un ridotto assorbimento intestinale di calcio, aumentandone la perdita con le feci.

Menopausa precoce (prima dei 45 anni), inclusa la menopausa chirurgica per ovariectomia bilaterale
La caduta della produzione di estrogeni determina un’accelerata perdita di calcio dall’osso. A parità di durata della vita, più presto una donna va in menopausa, più lungo sarà il periodo di perdita di calcio e più alto il rischio di osteoporosi.

Periodi prolungati di amenorrea (più di 1 anno) o deficit di testosterone (ipogonadismo femminile o maschile)
Gli ormoni sessuali hanno un ruolo importantissimo nel metabolismo osseo e ogni loro carenza può favorire lo sviluppo di osteoporosi. L’ipogonadismo (ridotta funzione di ovaio e testicolo, con ridotta produzione di ormoni sessuali) nell’età giovanile può portare a un minore sviluppo scheletrico, e al raggiungimento di un picco di massa ossea inferiore a quello desiderabile. In particolare, nelle ragazze, lo stress dello sport agonistico può determinare una profonda alterazione del ciclo ormonale con scomparsa delle mestruazioni (amenorrea): cioè un grave deficit di estrogeni - del tutto simile alla menopausa - in un periodo cruciale per lo sviluppo dell’apparato scheletrico.
Vedi Notizie LIOS n. 29 (*).

OSTEOPOROSI SECONDARIE
L’osteoporosi è spesso la conseguenza di altre malattie croniche. Queste forme di osteoporosi “secondaria” possono manifestarsi in entrambi i sessi a qualunque età, potendo colpire anche persone molto giovani, e persino bambini. Fino a pochi anni fa le osteoporosi secondarie erano erano poco note e soprattutto molto sottovalutate. Poi si è visto che anche in questi casi, a causa delle frequenti fratture, l’osteoporosi poteva seriamente compromettere la qualità della vita dei pazienti, a volte diventando il problema principale. Nella maggior parte dei casi, una terapia che risolve la malattia primitiva (p.es. dieta, farmaco, intervento chirurgico) cura anche l’osteoporosi. Ma in alcune malattie per cui non esiste una terapia risolutiva, o in cui particolari farmaci, come il cortisone, devono essere assunti per molto tempo, occorre intervenire anche con una terapia specifica per l’osteoporosi, con gli stessi farmaci impiegati nella osteoporosi primitiva. Ovviamente in tutte queste condizioni vanno anche messe in atto, salvo diversa indicazione medica, le regole di prevenzione dell’osteoporosi (alimentazione, attività fisica, ecc.).
Alcune fra queste malattie sono state descritte in Notizie LIOS n. 16, 26-29 e 32 (*).

Presentiamo le più importanti fra le malattie che possono provocare osteoporosi secondaria:

Malattie infiammatorie intestinali croniche (es. celiachia, morbo di Crohn, colite ulcerosa)
Sono malattie di natura diversa, ma tutte caratterizzate da processi infiammatori cronici dell’intestino, che provocano un’alterazione della mucosa intestinale e frequenti scariche diarroiche. La diretta conseguenza di ciò è una riduzione dell’assorbimento intestinale di varie sostanze, tra cui il calcio, e un’aumentata frequenza di osteoporosi. In particolare, la celiachia - ovvero l’intolleranza (allergia) al glutine contenuto nel frumento, nella segale e in altri cereali - è una malattia molto più frequente di quanto si pensi, e spesso decorre in maniera asintomatica e può passare inosservata per anni. Oggi la celiachia è riconosciuta come importante causa di osteoporosi anche in età giovanile, e una dieta rigorosamente priva di glutine (possibile grazie alla disponibilità di alimenti speciali) spesso determina la risoluzione del problema. Secondo gli esperti, si deve pensare alla possibilità di celiachia, e fare gli opportuni esami diagnostici, in tutti i casi di osteoporosi di origine non chiara, specie in età relativamente giovane.
Vedi Notizie LIOS n. 16 e 27 (*).

Anoressia nervosa
Questa è purtroppo una causa sempre più importante di osteoporosi giovanile, in particolare (ma non solo) per le ragazze. Nella forma classica di anoressia nervosa, si riduce progressivamente l’apporto alimentare e spesso ci si dedica anche a un’intensa attività fisica con lo scopo di consumare molte calorie e dimagrire. In un’altra forma (“bulimia”) si ha un’alternanza di fasi di anoressia con fasi di estrema ingordigia, in cui l’assunzione di cibo è eccessiva (grandi abbuffate), ma viene immediatamente compensata da vomito autoindotto.
I problemi psicologici alla base di queste malattie sono molto complessi e non possono essere trattati qui. Alla base di tutto c’è sicuramente un rapporto alterato con il cibo da un lato e con il proprio corpo dall’altro. Purtroppo, il modello della bellezza femminile è oggi quello di ragazze altissime e magrissime. Molte ragazze adolescenti vengono prese dall’ansia di non poter corrispondere a questo modello, e alcune superano il limite dell’ambizione per entrare nella patologia. L’adolescenza è un’età difficile, in cui il corpo cambia e non è sempre facile “capire” se questi cambiamenti ci vanno bene. Se avete una figlia adolescente che non è francamente in sovrappeso (nel qual caso vale la pena di aiutarla a impostare una dieta e un programma di attività fisica sotto controllo medico), aiutatela a sentirsi bene con se stessa facendole ogni tanto dei complimenti riguardo al suo corpo.
Soprattutto, non trascurate a lungo segnali che possono essere veramente importanti per il suo futuro. Parlate subito con il medico. se vostra figlia (o vostro figlio):
- mostra (o dice) di sentirsi troppo grassa/o, anche se in realtà è semmai, al contrario, troppo magra/o
- usa vestiti ampi, che nascondono la magrezza
- non accetta di esser vista/o spogliata/o
- non accetta di pesarsi in vostra presenza
- mangia lentamente e senza voglia, non finisce mai i piatti, sceglie accuratamente i cibi meno nutrienti
- mangia abbondantemente, ma poi si nasconde in bagno per vomitare
- insiste per seguire una sua “dieta” che vi appare inadeguata
- ha un colorito pallido, poco sano, e le guance incavate
- ha sempre freddo
- si sente sempre stanca/o

Questi sono tutti possibili segni di un’iniziale anoressia nervosa. Non ignorateli, perché più la malattia va avanti, più è difficile uscirne felicemente. E anche senza arrivare ai casi estremi, un cattivo rapporto con il proprio corpo e con il cibo può portare a un’alimentazione insufficiente, povera di alcuni principi essenziali, e inadeguata ad assicurare un sano sviluppo.

Ora cerchiamo di chiarire il motivo per cui l’anoressia nervosa può provocare una osteoporosi in persone molto giovani. L’anoressia nervosa danneggia l’osso in molti modi. Mangiare poco e soprattutto “male”, proprio nel momento in cui il corpo è in piena crescita e sviluppo, implica inevitabilmente carenza di nutrienti essenziali per lo sviluppo dello scheletro: calcio prima di tutto, ma anche fosforo, magnesio, proteine. La mancanza di queste sostanze non permette allo scheletro di raggiungere il suo pieno sviluppo, cioè un picco ottimale di massa ossea. Ma non solo: in presenza di una grave carenza alimentare di calcio, il calcio che serve per mantenere la calcemia entro i livelli normali viene continuamente prelevato dall’osso. Ciò può addirittura provocare una riduzione della massa ossea in una fase della vita in cui normalmente ci dovrebbe essere un significativo incremento!
Oltre a questo motivo, nell’anoressia nervosa ci sono altri motivi per la comparsa di osteoporosi:
- l’anoressia nervosa determina gravi squilibri ormonali, inclusa la carenza di estrogeni, con conseguente amenorrea, (un tentativo di difesa dell’organismo, che cerca di bloccare tutte le possibili perdite di elementi preziosi)
- la carenza alimentare (che non è solo una questione di “quantità” ma soprattutto di “qualità e completezza” della dieta) altera molte funzioni del corpo, a partire da quelle di assorbimento intestinale: nell’anoressia viene inevitabilmente a mancare l’assunzione di molti elementi essenziali della dieta (zuccheri, proteine, acidi grassi, vitamine, sali minerali)
- infine lo stesso sottopeso, per una semplice questione meccanica, dà un minor stimolo per la formazione di osso.
Vedi Notizie LIOS n. 23 (*).

Ipertiroidismo
Quando la tiroide lavora troppo, si altera tutto il metabolismo, e anche quello osseo. Si perde rapidamente peso, si ha un alterato assorbimento intestinale, e si distrugge più osso di quanto si riesca a ricostruirne.
Vedi Notizie LIOS n. 29 (*).

Iperparatiroidismo
È un eccesso di produzione di paratormone da parte delle paratiroidi. Determina aumento del riassorbimento di calcio dall’osso e perdita di calcio con l’urina. Le conseguenze di queste alterazioni sono un’osteoporosi spesso di grado elevato e la frequente calcolosi renale. Queste due complicanze possono essere presenti singolarmente o insieme. Si parla di iperparatiroidismo “primitivo” quando una delle paratiroidi “impazzisce”, e si mette a produrre paratormone senza controllo (normalmente il paratormone viene prodotto solo se la calcemia è bassa, e la secrezione si arresta appena la calcemia ritorna a livelli normali). La cura è in genere chirurgica.
L’iperparatiroidismo “secondario” è invece la normale risposta delle paratiroidi a una condizione che provoca un prolungato abbassamento della calcemia (es. carenza di vitamina D). In questo caso la cura è riportare la calcemia alla norma (p.es. dando supplementi di vitamina D).
Vedi Notizie LIOS n. 29 (*).

Iperprolattinemia
Malattia in cui la ghiandola ipofisi produce in eccesso un ormone chiamato prolattina (l’ormone che stimola la produzione del latte nella ghiandola mammaria, normalmente prodotto solo durante l’allattamento). Ciò interferisce con l’equilibrio degli ormoni sessuali, e tra le conseguenze di queste alterazioni c’è anche la perdita di massa ossea.
Vedi Notizie LIOS n. 29 (*).

Morbo di Cushing
Malattia del surrene, ghiandola che produce vari ormoni, tra cui il cortisolo. Un’eccessiva produzione di cortisolo provoca varie complicanze, tra cui l’osteoporosi, esattamente come le terapie croniche con farmaci a base di cortisone (vedi sotto).
Vedi Notizie LIOS n. 29 (*).

Malattie reumatiche autoimmuni
L’elenco comprende numerose malattie, tra cui le più frequenti sono l’artrite reumatoide e il lupus eritematoso sistemico. I motivi per cui si sviluppa osteoporosi sono principalmente due: la presenza di infiammazione cronica e, ancora una volta, l’uso prolungato di cortisone. In presenza di infiammazione cronica o di alterazioni del sistema immunitario sono rilasciate nel sangue molte sostanze diverse, con azioni diverse tra loro, collettivamente chiamate “citochine”. Esse agiscono a vari livelli, e nell’osso stimolano l’azione degli osteoclasti (cellule che riassorbono osso vecchio) e riducono quella degli osteoblasti (cellule che ricostruiscono osso nuovo). Il risultato finale è che il riassorbimento osseo prevale sulla formazione, portando alla comparsa di osteoporosi. In malattie come l’artrite reumatoide si aggiunge un ulteriore fattore di rischio per l’osteoporosi: la ridotta mobilità, e quindi la scarsa attività fisica.

Malattie renali croniche
Il rene è uno dei principali organi che regola l’equilibrio del calcio (insieme a paratiroidi, intestino, osso). Se il rene è colpito da una malattia cronica tutto l’equilibrio si altera con gravi ripercussioni sull’osso. Quando si arriva alla cosiddetta insufficienza renale cronica, con una ridotta filtrazione del sangue,si ha una complessa alterazione del metabolismo del calcio e del fosforo (anche il fosforo è una sostanza indispensabile per la buona salute dell’osso). E non c’è solo questo, perché il rene è anche responsabile dell’attivazione finale della vitamina D (produzione dell'ormone attivo 1,25-diidrossi-vitamina D). Ciò determina un ridotto assorbimento intestinale del calcio, una tendenza all'abbassamento della calcemia, e di conseguenza uno stimolo alla produzione di paratormone (iperparatiroidismo secondario, vedi sopra), con conseguente aumento del riassorbimento osseo e comparsa di osteoporosi.
Un’altra condizione legata al rene, spesso ereditaria, l’ipercalciuria idiopatica, è caratterizzata da un’eccessiva escrezione di calcio con l’urina (vedi Notizie LIOS n. 26) (*). Oltre a determinare la formazione di calcoli renali di ossalato di calcio, ciò porta con il tempo a una perdita di massa ossea (per il solito meccanismo per cui, se la calcemia tende a scendere, la si ripristina prendendo calcio dall'osso). Chi soffre di calcolosi renale deve seguire specifiche regole alimentari sotto consiglio di un medico/dietista esperto. Una volta si raccomandava di limitare l'apporto di calcio e bere abbondantemente acque oligominerali. Oggi si è capito che assumere la giusta dose di calcio non facilita i calcoli ed evita di avere perdite di calcio dall’osso. La regola più importante per ridurre il rischio di calcoli è bere sempre molta acqua (almeno 2-3 litri al giorno) in modo da produrre urina abbondante e molto diluita, cosa che riduce nettamente la probabilità di formazione dei calcoli.
Vedi Notizie LIOS n. 26 (*).

Malattie epatiche croniche
L’insufficienza epatica cronica determina molti squilibri metabolici dannosi per l’osso, tra cui una ridotta attivazione della vitamina D (evidenziata da bassi livelli di 25-idrossi-vitamina D nel sangue).

Malattie ostruttive respiratorie croniche (bronchite cronica, enfisema polmonare)
Queste malattie, per motivi complessi che non si possono spiegare in poche righe, determinano alterazioni del metabolismo fosfo-calcico, con possibili ripercussioni sull’osso. Inoltre, spesso richiedono l’uso di corticosteroidi (vedi sotto).

Malattie ematologiche
Tra le malattie ematologiche che provocano osteoporosi due sono le principali, le leucemie e il mieloma multiplo. In entrambe queste malattie lo sviluppo di osteoporosi è determinato sia dall’azione delle citochine (vedi sopra) sia dall’uso prolungato di alcuni farmaci, tra cui il cortisone. L’osteoporosi è molto frequente in queste malattie. Ciò riguarda anche i bambini: nelle leucemie infantili, la prima manifestazione della malattia è spesso una frattura vertebrale.

Trapianti d'organo
Tutti i trapianti d’organo comportano l’uso obbligato a lungo termine di farmaci immunosoppressori (“antirigetto”) che, inibendo il sistema immunitario, permettono di “tollerare” un organo estraneo. Tra essi, uno dei principali è il cortisone, che a lungo andare provoca osteoporosi (vedi sotto). Anche altri farmaci antirigetto possono provocare osteoporosi.

Qualunque condizione che determini immobilizzazione protratta
La mancanza di attività fisica, come avviene in molte malattie che immobilizzano a letto o in carrozzina, determina la prevalenza dei processi di riassorbimento su quelli di formazione ossea, con perdita di minerali dall’osso e comparsa di osteoporosi.

Uso cronico di alcuni tipi di farmaci
Alcuni farmaci possono interferire con il metabolismo osseo o con l’assorbimento intestinale del calcio.
Il caso meglio noto è quello dei corticosteroidi (cortisone e simili), che nell’uso cronico determinano una prevalenza dei fenomeni di riassorbimento osseo su quelli di neoformazione e possono portare a osteoporosi a qualunque età e fin dai primi mesi di terapia. Purtroppo i corticosteroidi sono farmaci assolutamente insostituibili in certe malattie, spesso veri e propri “salvavita”, che devono essere usati (o sospesi) rispettando scrupolosamente la prescrizione del medico. Mai prenderli, e soprattutto mai sospenderli, di propria iniziativa! In questi casi, l’uso giudizioso di farmaci specifici contro l’osteoporosi permette di ridurre significativamente il rischio di osteoporosi da corticosteroidi.
Vedi Notizie LIOS n. 28 (*).
Altri farmaci importanti, come certi anticoagulanti (eparina) e antiepilettici, per meccanismi non chiari, possono con il tempo provocare osteoporosi. Anche un abuso di antiacidi a base di alluminio è dannoso per l’osso.

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E visto che siamo in argomento, vorremmo sottolineare ancora una volta che qualunque uso di qualunque farmaco per periodi prolungati deve essere fatto solo su prescrizione medica e sotto controllo medico.
Il “fai da te” può avere serie conseguenze, e non solo per un aumentato rischio di osteoporosi.

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(*) Tutti i numeri arretrati di Notizie LIOS sono disponibili in PDF alla pagina "Pubblicazioni".